lunedì, novembre 06, 2006

Il Borneo é in fiamme

In un'alba splendente , di quelle che si ricordano per sempre, arriviamo a ridosso di Bali.


Centinaia di piccole barche a vela, con i tradizionali bilancieri, sembrano regatare, mentre il sole sorge velocemente. Man mano che la luce del giorno prende forza, questi puntini assumono i colori più diversi e creano un panorama difficile da immaginare. Sono i pescatori di Bali e Lombok che tornano veloci a casa dopo una lunga notte di pesca in mare. In ogni barca c'è un solo uomo con i suoi pesci da vendere il più in fretta possibile. Forse chi arriverà prima potrà spuntare un prezzo più alto e riposarsi un po' più a lungo prima di riprendere ancora il mare. E così per tutta la vita.

Man mano che ci avviciniamo al porto, una miriade di barche di ogni forma e dimensione formicolano in tutte le direzioni creando una ragnatela di scie che confondono il già intricato ingresso di Benoa (così si chiama il porto di Bali). Eccoci in marina con un improbabile posto in banchina che ci siamo guadagnati in due mesi di contatti email con il nostro agente marittimo e il direttore del marina stesso. Finalmente, gli increduli vicini di ormeggio capiscono a chi era riservato questo lungo tratto di banchina tanto bramato dalle numerose barche in arrivo. Per dei giramondo come noi, la tappa di Bali non può essere saltata, anche se la ricettività nautica indonesiana è quasi inesistente. Questo piccolo marina è infatti l'unico in centinaia di miglia ed è naturalmente preso d'assalto.

I pochi giorni che passiamo qui sono veramente intensi anche perchè scanditi dal marziale ritmo imposto dal nostro vulcanico, enciclopedico e operoso compagno di viaggio Edward il quale, prima di ripartire e di lasciarci, scova tutti i punti d'interesse.... e oltre!
Lasciamo Bali con il dispiacere di non essere comunque riusciti a vedere tutte quelle infinite cose che racchiude: sarà per la volta prossima... (ci consoliamo sempre così).

Già alle prime miglia, avanzando lentamente contro una corrente molto forte, il pensiero della prossima tappa ci distrae però dalla malinconia della partenza. Ci aspetta il Borneo con i suoi famosi orangutan. 440 miglia che ci separano dal fiume Kumai, nella regione del Kalimantan, fiume che dobbiamo risalire per inoltrarci nella foresta dove vivono. Dopo tre giorni di navigazione arriviamo a 20 miglia dalla foce e mentre ci apprestiamo a seguire con accuratezza le istruzioni d'entrata, ci troviamo avvolti da quella che a prima vista sembra una nebbia fittissima. Ma quel velo azzurrognolo è così acre, che presto capiamo trattarsi di fumo. Sulle prime non diamo importanza a quel fenomeno e ci concentriamo sul radar per evitare le innumerevoli barche che girano in zona, ma presto ci troviamo in una grave situazione di insufficienza respiratoria. Qualcuno si ripara all'interno, mentre chi deve restare sul fly è costretto a mascherarsi con un asciugamano imbevuto di acqua. Invertiamo a questo punto la rotta alla ricerca di una situazione più favorevole che, ahime', non troviamo se non dopo un intero giorno di navigazione. Ogni cosa è impregnata di un odore acre e sgradevole e naturalmente tutta la barca è coperta da una polvere impalpabile di cenere. Ci rendiamo conto che il Borneo è ancora una volta in fiamme e anche il nostro amico Ruggero, dalla Nuova Zelanda, ci manda dei resoconti che ci confermano le dimensioni ciclopiche di questo incendio.


La prua è ormai su Singapore quando Gianni, con il suo infallibile colpo di spada, recide di netto il collo ad una bottiglia di spumante. E' il compleanno di Nicolò! Anna si produce nelle sue ormai famose torte e i regalini spuntano puntuali al momento del soffio sulle 22 candeline!!!!


Ormai l'odore del fumo è solo un brutto ricordo e per gli orangutan il pensiero è solo di speranza che non siano finiti tutti... arrosto.
Un altro preciso colpo di spada recide un altro tappo: stiamo passando l'equatore. Siamo nuovamente nell'emisfero nord e ancora, come già era capitato al passaggio della longitudine est, abbiamo netta la sensazione del ritorno a casa...


Eccoci nel canale di Singapore: al suo confronto anche lo stretto di Gibilterra sembra un deserto!!!! Il tratto di mare di maggior traffico al mondo non si smentisce neppure questa volta: migliaia di navi, rimorchiatori, chiatte e perfino minuscole barche di pescatori indonesiani convivono in questo stretto braccio di mare, ognuno con la sua mole e la sua velocità, apparentemente incurante degli altri. Eppure, ogni volta, quella che sembra essere una collisione sicura, si risolve con una leggera accostata e in un attimo ogni pericolo è scampato!
Lasciamo il canale principale e costeggiamo le interminabili banchine del più grande porto commerciale esistente: ci vuole quasi mezza giornata di navigazione "portuale" per arrivare all'elegante marina di Raffles dove un tuffo in piscina, dopo tante avventure, ci riconcilia con la vita (e ci toglie di dosso un po' di caldo equatoriale, pesante e afoso).

Tra qualche giorno ci aspettano i pirati dello stretto di Malacca: vi racconteremo presto (speriamo!!). Ciao a tutti.

1 Comments:

At 10:54 AM, Blogger Patrizia said...

Complimenti ad Anna per la torta, ed ancora auguri a Nicolo'.Un abbraccio a tutti, Patrizia.

 

Posta un commento

<< Home