P come Panama Canal, P come Pacific Ocean, P come Patrizia...
... abbiamo infatti attraversato il canale di Panama, siamo entrati nell'Oceano Pacifico ed è arrivata Patrizia. Wow! Ma andiamo con ordine.Ci eravamo lasciati a San Blas, appena dopo l'arrivo di Gianni, di Anna e di altri simpatici amici. Anche l'ultima crociera nell'arcipelago panamense è stata molto bella ed è volata in un attimo. Tutti i nostri ospiti sono stati conquistati dalla mitezza e dalla gentilezza degli indios Kuna, dalla genuina primitività dei villaggi, dalle loro isolette ordinatamente coperte di palme e da tutto quanto ancora la natura tropicale ha esibito durante il nostro girovagare tra un'isola e l'altra, tra un fiume e una foresta o tra i moltissimi reef che, grazie a un tiro preciso di Gigi, ci hanno anche regalato un cernione di 26 chili!!
Dopo la tranquilla e lunga "poesia" vissuta a San Blas, l'arrivo a Colon è stato un po' traumatico. Nonostante ci fossimo piazzati in un marina nuovissimo e piuttosto lontano dal caos di Colon e di Panamà, il concitamento per i preparativi del passaggio del Canale è stato grande. A rallentare tutto quello che dovevamo fare, comprare, riparare, cambiare, organizzare, ha contribuito non poco il carnevale, che è coinciso esattamente con il nostro arrivo, causando la chiusura di negozi, banche, uffici e non so che altro. Abbiamo davvero avuto dei giorni frenetici, cercando di fare tutto e di farlo in fretta e cercando di prenotare il passaggio del Canale prima possibile, in modo da permetterci di raggiungere le isole Galàpagos, nostra prossima meta, entro il giorno 8.
In mezzo a tutta questa frenesia è arrivata dalla Nuova Zelanda la nostra amica Patrizia, che ha dato il cambio in cucina a Gianluca (grazie caro coco, i tuoi cocktails rimarranno memorabili e insuperabili!). Vi racconterò più avanti con calma qualcosa in più di Patrizia; per il momento posso solo dire che se ha resistito i primi tre giorni senza scappare, poco assistita, anzi, leggermente abbandonata e negletta da tutti noi straimpegnati su molti fronti... ha senz'altro le credenziali per resistere a lungo...
Ma veniamo al Canale, all'emozione del passaggio e a quella conseguente e ancora maggiore di entrare nelle acque dell'Oceano Pacifico.
27 metri di dislivello in salita suddivisi in tre chiuse a due sensi, la navigazione per 35 miglia nel Lago di Gatun e ancora 27 metri di dislivello in discesa suddivisi in altre tre chiuse, costituiscono l'ossatura del Canale di Panama (i due oceani sono quindi allo stesso livello). Ogni chiusa è lunga 300 metri e larga poco più di 30, fa salire o scendere l'imbarcazione di 9 metri e si riempie o si svuota in una decina di minuti grazie all'afflusso enorme di circa 2 miliardi di litri d'acqua. L'acqua, convogliata da una diga dal vicino Rio Chagres, affluisce o sparisce attraverso decine di "tombini" e di fori laterali. Più lunga e complessa è invece la preparazione che precede il transito. Le navi, ovviamente, richiedono una gestione e una preparazione completamente diverse da quelle delle barche a vela. Tutte le imbarcazioni devono comunque essere misurate in base a parametri fissi stabiliti dalle autorità del Canale, per determinare il costo del passaggio. Dopo aver pagato la somma richiesta (5000 dollari nel nostro caso), ci si accorda sulla data del transito, rimanendo però subordinati a loro possibili improvvisi cambiamenti. Le barche a vela vengono infatti inserite qua e là dietro a grosse navi (e sono considerate un po' una scocciatura...) e devono avere a bordo almeno 5 persone (4 che regolano la tensione delle cime a prua e a poppa durante la salita e la discesa, più il timoniere). Chi fosse in numero inferiore, deve ricorrere all'aiuto di volontari (a pagamento o gratuitamente) per arrivare al numero stabilito. Qualsiasi barca, anche la più piccola, è obbligata ad avere a bordo un pilota che, per tutto il tragitto, dà indicazioni al timoniere su come procedere. Le barche possono passare in convoglio di tre, da sole, o legate a un rimorchiatore. Nelle chiuse, gli uomini del Canale addetti alle cime, camminano lungo i due lati accompagnando l'imbarcazione dall'entrata all'uscita. Viste le dimensioni de "La Numero Uno", noi siamo stati trattati più da nave che da barca: abbiamo avuto a bordo 10 addetti alle cime (in questo caso cavi d'acciaio) e siamo stati accompagnati lungo le chiuse da 4 locomotori che fungono da bitte mobili. Il transito è cominciato alle 17,15 ed è finito a mezzanotte e mezza (le barche piccole non possono transitare col buio). Il passaggio, compreso il lungo tratto fatto di notte, è stato altamente suggestivo e ha entusiasmato tutti.
All'uscita del Canale ci siamo quindi ritrovati nell'Oceano Pacifico, praticamente in rotta verso le isole Galàpagos, incontro alla seconda lunga parte del nostro giro del mondo.
Qualche foto dal canale.

2 Comments:
Un palindromo super:
A man, a plan, a canal: Panama
(leggete da destra a sinistra ...)
Un palindromo é una frase che si legge identicamente da sinistra a destra:
a man a plan a canal panama
o da destra a sinistra:
amanap lanac a nalp a nam a
In inglese ce sono molti, in italiano é molto piú difficile.
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