giovedì, febbraio 09, 2006

Nella terra dei Kuna e dei granchi giganti

Siamo a San Blas, l' arcipelago che si trova a una decina di chilometri dalla costa dello Stato di Panama. Le isolette che lo compongono sono circa 400, quasi tutte disabitate e coperte da folte palme da cocco. Le isole abitate sono una quarantina e ospitano gli indios Kuna, una comunità tribale di circa 70.000 unità. Le origini dei Kuna sono incerte e controverse: c'è chi li vuole panamensi e chi colombiani, c'è chi li fa risalire al 1500 e chi in tempi ben più remoti; l'unica certezza è che negli ultimi duecento anni questi indios si sono insediati saldamente a San Blas, creando (dapprima loro malgrado e attualmente con un certo tornaconto) una certa attrazione turistica per le barche di passaggio sulla rotta verso il canale.
I Kuna infatti mantengono e difendono ancora con convinzione le loro tradizioni: le donne portano un anello d'oro al naso e hanno una linea nera tatuata che attraversa il viso dalla fronte alla punta del naso e, soprattutto, vanno vestite con i tradizionali costumi fatti da tessuti coloratissimi e cuciti a mano in più strati, le "molas", gioia e delizia di tutti noi. Infatti, se anni fa gli indios si spostavano da isola in isola con i loro bellissimi cayuco a remi o a vela vendendo cocchi alle barche di passaggio, adesso fanno la stessa cosa offrendo le molas. Al di là di questi aspetti più appariscenti, la tribù dei Kuna basa comunque la sua attività su regole severe e precise che ne sanciscono la vita sociale e lavorativa.
Alcuni di loro vivono in capanne primitive su qualche isolotto, altri si sono agglomerati in alcuni villaggi con parvenza e velleità più pretenziose.



Ma torniamo a noi. Arrivando a San Blas abbiamo trovato una cinquantina di barche, per la maggior parte italiane! Abbiamo incontrato Enzo e Rita ed Enzo e Nadia che non vedevamo da una quindicina d'anni e abbiamo conosciuto molti altri nuovi amici. Alcuni di loro sono qui da 3 o 4 anni e non hanno alcuna intenzione di andarsene! Il giorno dopo il nostro arrivo siamo stati protagonisti di un'avventura insolita: abbiamo raccolto un SOS al VHF, lanciato da una nave nelle vicinanze (c'era vento e mare). L'equipaggio dava la posizione, dichiarava di essere un natante di 65 metri col motore in avaria dalla notte precedente e di stare scarrocciando pericolosamente verso la barriera corallina. Dichiaravano altresì di essere in pericolo di vita!
Detto fatto. Non essendoci sull'arcipelago nè Guardia Costiera (!) nè unità di soccorso (!) nè barche a motore in grado di reggere il mare (!) ed essendo la nostra, come spesso accade, la barca più grande, non abbiamo esitato un momento. Abbiamo caricato a bordo un paio di colleghi barcaioli esperti della zona e ci siamo lanciati in mare in soccorso della nave. Ci separavano 22 miglia, percorsi a manetta, a vela e a motore contro vento a 11 nodi per arrivare presto sul posto. Nel frattempo ci tenevamo in contatto VHF con i malcapitati che a un certo punto hanno comunicato di esere riusciti a dare fondo; erano abbastanza confusi e in preda al panico e, nonostante sembrava che le àncore tenessero bene, insistevano perchè arrivassimo fino a loro. E noi ci siamo arrivati, giusto per sentirci dire che "grazie, grazie, preferiamo non trasbordare, possiamo resistere in attesa di un meccanico, che Dio vi benedica, che Dio vi benedica...". Gli abbiamo girato attorno e siamo tornati indietro, sempre a 11 nodi, ma questa volta solo a vela, facendo vedere agli amici a bordo con noi di cosa è capace "La Numero Uno"..............
Solo alcune altre brevi notizie: le isole di San Blas sono ancora bel-lis-si-me, proprio come ce le ricordavamo. Il tempo è bruttino e i lavori a bordo sono incalzanti come sempre, ma quasi ogni giorno andiamo a pescare un'oretta per riempire il freezer in vista dell'arrivo di Gianni, di Anna e dei loro amici. Tra i nostri ricordi "speciali" un posto lo occupavano i grossi granchi caratteristici di questi reef: ne stiamo facendo incetta. Sono squisiti!

A risentirci fra qualche giorno!!

Nuove Foto da San Blas